di
Salvatore Riggio
La stella dell'Iraq Aymen Hussein interrogata per sette ore a Chicago, telefono confiscato; l'arbitro somalo Artan respinto e rimandato in Turchia senza spiegazioni; l'Iran potrà entrare negli Usa solo il giorno delle partite
La severità degli Stati Uniti e del presidente Donald Trump non si abbatte soltanto su Iran e Congo (vista l'epidemia di ebola nel paese), ma anche su altri paesi considerati poco graditi. Niente visto anche per Aymen Hussein, stella dell'Iraq e attaccante dell'Al Karma. Si è trovato in notevole difficoltà alla dogana dell'aeroporto O'Hare di Chicago. Il giocatore della Nazionale irachena — che ha totalizzato 93 presenze e 34 gol con i Leoni della Mesopotamia — è stato interrogato addirittura per sette ore dagli agenti dell'immigrazione dello scalo americano. Secondo l'agenzia Reuters tutti i giocatori e i componenti della delegazione sono stati interrogati dalla polizia di Chicago.
Non solo. A Hussein è stato confiscato il telefono, che successivamente gli è stato restituito dopo numerosi controlli. «Perché ospitare il Mondiale se si è così ostile con i giocatori stranieri?», il suo sfogo. L'Iraq è inserito nel gruppo I e debutterà al Mondiale 2026 il 16 giugno contro la Norvegia a Boston. Poi giocherà il 22 con la Francia a Philadelphia e il 26 a Toronto con il Senegal.











