La nazionale di calcio dell’Iran si sta allenando a Tijuana, sotto strette misure di sicurezza e con forti vincoli logistici, a meno di una settimana dall’ingresso negli Stati Uniti per la gara d’esordio ai Mondiali, mentre resta irrisolta la disputa sui visti per 13 membri della delegazione e sulla revoca della quota di biglietti per tutte e tre le partite del girone.

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La Federcalcio iraniana ha dichiarato martedì che l’intera assegnazione dell’8% della capienza per ognuna delle sue partite, contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, è stata annullata senza alcuna spiegazione. La federazione ha presentato un reclamo formale.

Al Congresso della FIFA a Vancouver, ad aprile, il presidente Gianni Infantino ha aperto il suo intervento affermando di voler “confermare subito, per chi voglia dire o scrivere il contrario, che naturalmente l’Iran parteciperà alla Coppa del Mondo FIFA 2026. E naturalmente l’Iran giocherà negli Stati Uniti d’America”.

Prima di quel discorso al congresso, Infantino era apparso a sorpresa anche nell’amichevole di preparazione dell’Iran contro il Costa Rica in Turchia, dove aveva detto ai giornalisti che l’Iran sarebbe stato ai Mondiali.