Il successo dei Mondiali dipende dal punto di vista da cui lo si guarda. Jennifer Li, direttrice della coalizione Dignity 2026, di cui fanno parte decine di gruppi nazionali e internazionali impegnati a promuovere un torneo attento alle comunità che lo rendono possibile, lo sa perfettamente. “Credo che la Fifa lo definirà un successo. Credo che per gli appassionati di calcio sarà fantastico: dall’inizio delle partite fino al fischio finale, avremo tutti un’enorme scarica di dopamina. Ma non possiamo dimenticare le persone che vivono qui, perché sono loro a reggere il peso di questo mondiale”, afferma in videochiamata una settimana prima che il pallone inizi a rotolare.

Jennifer Li coordina e guida le organizzazioni della società civile che stanno lavorando affinché il più grande evento sportivo del pianeta garantisca i diritti dei lavoratori e degli spettatori, oggi e in futuro.

Le questioni sono varie, dalla salute pubblica ai diritti del lavoro, all’alloggio. Ma forse la più discussa è stata l’eventuale presenza di agenti dell’Immigration and customs enforcement (Ice) alle partite e, in generale, alle attività di contorno ai Mondiali. In tutto il paese hanno raddoppiato i loro sforzi i gruppi che si sono mobilitati fin dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump con lo scatenarsi di un’offensiva sull’immigrazione senza precedenti.