In un parcheggio non lontano da SoFi Stadium, lo stadio che ospiterà le otto partite mondiali che si disputeranno a Los Angeles, qualche giorno fa si giocava una partitella di calcetto. Attivisti e ragazzi divisi per pettorali colorati rincorrevano un pallone fra l’incitamento del pubblico.

L’evento era stato organizzato dalla Community Self-defense Coalition, gruppo che promuove il boicottaggio del torneo Fifa.

I mondiali, aveva spiegato al megafono un attivista prima della partita, come il Superbowl del 2027 e le Olimpiadi che seguiranno nel 2028, sono megaeventi usati dal regime politico come distrazioni di massa e strumenti per ammassare profitti dai grandi interessi che li promuovono sulla pelle delle comunità precarie disagiate, distogliendo fondi pubblici delle città ospiti.

I MONDIALI CHE INIZIANO oggi in Messico, sul lato Usa ripropongono i paradossi già in evidenza nel 1994, inerenti al trapiantato dell’evento sportivo più seguito al mondo in un paese dove il calcio non è autoctono. Come disse l’attore e tifoso messicano Diego Luna quando negli anni 2000 gli statunitensi avevano preso a dominare i rivali meridionali: «La cosa peggiore è che ci battono e non gliene frega niente a nessuno».