Quello che comincia oggi non sarà il Mondiale di Donald Trump. Per quanto il presidente degli Stati Uniti abbia organizzato la propria vita per dare ogni giorno un titolo, e se possibile essere il titolo del giorno, alla fine i protagonisti saranno i calciatori. E il Mondiale apparterrà a loro, e agli spettatori: noi.Anche se le avvisaglie sembrano pessime, sarà un successo. E gli ascolti televisivi saranno ottimi; anche in Italia, nonostante l’assenza della Nazionale.Certo, l’America che ospita i Mondiali è l’America di Trump. Che un arbitro designato dalla Fifa non possa entrare nel principale Paese organizzatore perché viene da una nazione che Trump detesta, la Somalia, è uno scandalo. L’idea di una squadra, l’Iran, che deve andare in ritiro in Messico, su una delle frontiere più difficili del mondo, Tijuana, per saltabeccare negli Usa solo il tempo strettamente necessario a giocare la partita e ripartire prima di mezzanotte, prima che la carrozza di Cenerentola ridiventi una zucca, sarebbe ridicola se non fosse drammatica. E i prezzi dei biglietti minacciano di trasformare il luogo popolare per eccellenza, lo stadio, in un club per ricchi.
Tuttavia pensiamo a tre anni e mezzo fa. Il Mondiale in Qatar fu contestatissimo. Si disse che il Paese ospitante violava i diritti umani. Ed era vero.Chiunque sia andato in Qatar in quei giorni ha visto il ribaltamento dei principi della Rivoluzione francese, l’idea che gli esseri umani nascano liberi e uguali: gli immigrati dall’Africa e dall’Asia non potevano neppure entrare negli hotel riservati agli arabi, ai nordafricani, agli europei, e anche i «bianchi» erano divisi tra Vip, che potevano arrivare in auto fino allo stadio, Super Vip, le cui vetture blindate arrivavano sin dentro le tribune, e comuni mortali, che arrancavano a piedi sotto uno strano, caldo sole natalizio.Poi però di quel Mondiale, a torto o a ragione, non restò la violazione dei diritti umani, ma la grande finale Messi-Mbappé, che speriamo di rivedere a Newark tra poco più di un mese. E anche se in finale arriveranno il Brasile di Ancelotti, la Spagna di Yamal, la Germania di Musiala, il formidabile Portogallo in cui CR7 faticherà a trovare posto o una squadra sorpresa, potrebbe essere comunque un bellissimo Mondiale. E se le novità, compresa la presentazione teatrale delle squadre con tutte le rose in campo, dispiaceranno ai tradizionalisti e intrigheranno altri, la discussione coinvolgerà tutti.













