Ma perché si parla sempre di giustizia, e di giudici? Per quale motivo l’opinione pubblica (…) tratta costantemente di magistrati e processi?”. La risposta è nelle dinamiche e nelle evoluzioni degli eventi, dei poteri e delle dinamiche che hanno segnato l’Italia negli ultimi decenni: perché “la storia del Paese in questi sessant’anni è stata in larga parte storia del suo ordinamento giudiziario, dei suoi magistrati, delle ideologie che hanno conformato l’amministrazione della giustizia”. Anche la crisi delle istituzioni è legata a doppio filo con la crisi della giustizia, argomenta Riccardo Ferrante in Processi, magistrati, ideologie. Sessant’anni di giustizia in Italia 1965-2025, saggio edito da Laterza. Ferrante, docente di Storia del diritto, Storia della giustizia e Storia delle Istituzioni politiche all’Università di Genova (dove ha diretto il Dipartimento di Giurisprudenza), sviscera un tema caldissimo che infiamma il dibattito pubblico, come si è visto nella recente battaglia referendaria sulla riforma della giustizia.

In questo saggio, che offre una lettura inedita della storia della giustizia e della magistratura, l’autore ripercorre tutta la serie di emergenze che il Paese ha attraversato dagli anni Sessanta in poi: quella terroristica, mafiosa e politico-partitica. “A parte la prima — scrive Ferrante — si tratta di emergenze non ancora superate nel loro complesso”, e dunque connesse alla sensazione diffusa di “crisi permanente”. Ferrante argomenta come solo dal secondo dopoguerra l’amministrazione della giustizia — penale, soprattutto — assuma un ruolo significativo nelle dinamiche sociali, politiche e giuridiche del Paese. Il punto di avvio è individuato nello storico congresso della Associazione Nazionale Magistrati di Gardone del 1965: da quel momento che ci si pone il problema del ruolo politico che giudici e pubblici ministeri andranno a svolgere in una società che vive la grande stagione delle riforme degli anni ’70 come diritto di famiglia e divorzio, Statuto dei lavoratori, legge Basaglia, sistema sanitario nazionale. Con l’inizio degli anni Settanta e la strage di piazza Fontana, “l’amministrazione della giustizia e i giudici continuano ad essere al centro del processo storico in atto”: l’autore ripercorre i processi sul terrorismo, con le prime frizioni tra pubblici ministeri e una parte del mondo della politica, fino allo scontro aperto con l’invio dei Carabinieri al Csm nel ‘91 per ordine del presidente Cossiga. C’è la grande stagione della lotta alla mafia, con un focus sulla vicenda professionale e umana di Giovanni Falcone e i “maxiprocessi”.