Negli ultimi anni, il dibattito sulla giustizia italiana si è acceso attorno a un dato difficilmente contestabile: il sistema disciplinare e di valutazione interna della magistratura mostra percentuali di promozione e di archiviazione che rasentano la totalità.

Partiamo dai numeri. Tra il 2017 e l’ottobre 2025, lo Stato italiano ha riconosciuto 6.485 casi di ingiusta detenzione, per un totale di circa 278,6 milioni di euro pagati ai cittadini. Parliamo di una media di oltre 30 milioni di euro all’anno. Non si tratta di assoluzioni per decorso del tempo, ma di casi in cui un giudice ha riconosciuto che la custodia cautelare non doveva essere applicata.

A fronte di questi quasi 6.500 casi, le azioni disciplinari avviate nei confronti dei magistrati sono state 93. E le sanzioni effettivamente comminate sono state 10: nove censure e un trasferimento di sede. Dieci su 6.485 casi risarciti.

Parallelamente, osserviamo il funzionamento ordinario del sistema disciplinare. Negli ultimi anni, sono pervenute alla Procura generale presso la Corte di Cassazione in media 1.700–1.800 segnalazioni all’anno a carico di magistrati. Di queste, circa il 95–96% viene archiviato prima ancora di arrivare a un vero procedimento disciplinare davanti al Csm. Solo una piccola frazione – meno del 5% – si trasforma in azione disciplinare. E, come abbiamo visto, solo una parte minima di queste conduce a sanzioni.