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Ultimo aggiornamento: 7:00

La promessa di riforme della giustizia penale è un cavallo di battaglia dei partiti e dei movimenti politici ed è un argomento che sta particolarmente a cuore ad ogni governo in carica. Quello che non tutti sanno è quanto queste riforme, spesso ritenute una svolta epocale, incidano realmente sull’effettivo funzionamento della giustizia.

Prendiamo ad esempio la riforma Cartabia: valorizzazione dei riti alternativi, riduzione dei tempi del processo, misure sostitutive alla detenzione per favorire il reinserimento sociale. Tutti argomenti che avrebbero la funzione di snellire la burocrazia nei tribunali e nelle procure. Ma in realtà, per chi trascorre la maggior parte del tempo nei corridoi delle aule di tribunale non è così. Rimangono i rinvii lunghi, gli appelli fissati a distanza di anni, gli uffici giudiziari sotto organico, gli imputati in attesa di giudizio per anni, le famiglie in attesa di giustizia per molto tempo.

In campagna elettorale si cavalca il giustizialismo e il garantismo a seconda della convenienza e delle richieste dell’elettorato. Da una parte sostegno alla “tolleranza zero” per i reati contro la persona e il patrimonio; dall’altra, valorizzazione della presunzione di non colpevolezza e attenuazione delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione soprattutto se, e quando, un fatto che ha rilevanza penale coinvolge una personalità politica.