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Ultimo aggiornamento: 14:26
Antonio Patrono
Concluso l’iter referendario è interessante osservare che comunque tutti ritengono che la giustizia abbia urgente bisogno di riforme. Ciò è vero in numerosi settori. In particolare è opportuno parlare del processo penale che è stato ed è ancora al centro di tutti i dibattiti, riguardo ai cui difetti è necessario però fare chiarezza senza pregiudizi di sorta, dai quali anzi bisogna sgombrare il campo, per capire come è davvero necessario intervenire.
Il primo pregiudizio da smentire è che il nostro processo non sia sufficientemente accusatorio, ma non si capisce perché. L’essenza del sistema accusatorio è che le prove si formino nel corso del processo davanti al giudice, ma è chiaro che non tutte le prove possono formarsi in questo modo. Così si formano tutte le prove dichiarative, ovverosia le circostanze a conoscenza di persone che per essere utilizzate devono essere riferite direttamente al giudice dinanzi alla controparte, ed è questo quel che avviene salvo i pochi casi di recupero di ciò che è stato detto in precedenza che siano determinati da circostanze imprevedibili, così come previsto da ogni ordinamento (morte, incapacità o altre circostanze sopravvenute che impediscano la testimonianza di qualcuno nel processo). In ciò consiste, e in ciò però anche si esaurisce, il significato profondo del principio di formazione della prova nel contraddittorio delle parti, perché è ovvio che la maggior parte delle altre prove, pur necessarie per accertare la verità dei fatti, non può avvenire in tal modo. Infatti intercettazioni, perquisizioni, sequestri, indagini di polizia giudiziaria sul campo come pedinamenti e osservazioni visive, riprese delle telecamere, acquisizione di documentazione nel luogo ove essa si trova, certamente tutto ciò non si può fare nel corso del processo dinanzi al giudice ma avviene prima, durante le indagini, e certamente deve avvenire anche senza preavvisi a nessuno.






