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Ultimo aggiornamento: 9:45
di Serena Poli
C’è una sfacciataggine truce nel modo in cui il potere sta ridisegnando le regole del gioco. Mentre ci spiegano che la separazione delle carriere serve a una maggiore efficienza, la realtà dei fatti, che cammina sulle gambe di uomini come Delmastro, ci racconta una storia diversa: quella dell’impunità garantita. Le gaffe di molti esponenti di maggioranza ne sono prova ulteriore.
Qualche mese fa, Nicola Gratteri ha sollevato un polverone dicendo una verità amara: i mafiosi voteranno Sì. La risposta del coro politico e giornalistico è stata immediata: “Gratteri dice che chi vota Sì è mafioso!”. La solita, pretestuosa ignoranza di chi finge di non capire la logica elementare. Dire che la criminalità organizzata guarda con favore a questa riforma non significa affermare che siano tutti criminali coloro i quali la voteranno. Ma nelle parole di Gratteri c’è una verità innegabile: la mafia oggi non spara più (o spara pochissimo), perché cerca la mimetizzazione. Vuole fare affari, entrare nelle società, negli apparati dello Stato. Vuole gestire appalti e sedersi ai tavoli che contano. La mafia cerca varchi, crepe… e questa riforma è una prateria.






