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Ultimo aggiornamento: 12:43
di Giovanni Antoci*
Il cavallo di battaglia dei sostenitori della legge costituzionale di riforma della magistratura ordinaria è costituito dall’argomento secondo cui sarebbe necessario rendere il giudice, così dicono, “davvero terzo”.
Come se la terzietà del giudice non fosse già un dato di fatto, certo e incontestabile, attestato, ad esempio, dalla rilevantissima percentuale di assoluzioni o da ciò che più semplicemente avviene giornalmente nelle aule di giustizia, costoro sottolineano la presenza, nell’art. 111 della Costituzione, dell’aggettivo “terzo” accanto all’aggettivo “imparziale”. Da qui la presunta necessità di porre il giudice in una “organizzazione diversa da quella del pm” (cit.) e, pertanto, creare due Csm, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con i quali si realizzerebbe, a loro dire, la vera terzietà del giudice.






