Parlo dopo oltre 45 anni di magistratura, in gran parte svolti con funzioni requirenti. Ho esercitato l’azione penale quando non era materia da talk show ma fatica quotidiana: fascicoli accumulati sulle scrivanie, scelte difficili, priorità imposte non dall’ideologia ma dal tempo e dalle risorse. Ho fatto il pubblico ministero quando la parola «toghe» non era una categoria sociologica, quando l’ufficio era un luogo di lavoro e non un campo di battaglia simbolico.

L’artista, nota per i suoi progetti visionari (da Musica Nuda al duo con l’arciliuto di Ilaria Fantin) e per la capacità di spaziare con la voce dalla musica antica al jazz, presenta il suo ultimo lavoro in coppia con Finaz.

Gratteri e vinci, o forse perdi: il procuratore di Napoli ci perdonerà la battuta, ma sono talmente tante le sue prese di posizione quantomeno discutibili sul referendum della Giustizia in programma in prossimi 22 e 23 marzo che viene da chiedersi se alla fine le intemerate di Nicola Gratteri non siano controproducenti per il fronte del No, del quale è uno degli alfieri più in vista.

La battuta del procuratore di Napoli Nicola Gratteri è stata senza dubbio infelice: «Voteranno per il Sì (al referendum per la giustizia, ndr) gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Giovedì sera, a Piazzapulita, il magistrato ha denunciato la strumentalizzazione delle sue parole che avrebbero riguardato la sola Calabria. Quindi ha provato a spiegarsi meglio: «I miei interventi non possono essere parcellizzati. Non ho detto che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di poteri, alla ’ndrangheta, alla massoneria deviata». Gratteri, però, non ha spiegato perché la vittoria del No renderebbe la «giustizia più efficiente».