Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 16:16
La separazione delle carriere “non è necessaria per attuare il giusto processo contemplato dall’articolo 111 della Costituzione, né fornisce alcun contributo alla risoluzione dei problemi che affliggono la giustizia penale italiana”, a partire dalla “durata irragionevole” dei processi. Al contrario, la riforma voluta dal governo “rischia di portare a un mutamento genetico del pubblico ministero, destinato a configurarsi sempre più come organo schiacciato su mere istanze di repressione, e a un suo conseguente pericoloso rafforzamento”: una “involuzione” che porterà a “un progressivo indebolimento delle garanzie per indagati e imputati, soprattutto non abbienti”. A scriverlo sono 41 professori ordinari, emeriti e associati di Procedura penale in diverse università d’Italia, in un documento critico (consultabile qui) sul disegno di legge costituzionale che sarà oggetto di referendum in primavera. Una posizione in dissenso rispetto a quella del direttivo della loro associazione professionale – composto quasi esclusivamente da accademici/avvocati – che nei giorni scorsi, senza consultare i soci, ha licenziato a maggioranza un endorsement alla riforma.






