Nicola Gratteri è un nome che risuona nelle aule di tribunale come nelle piazze mediatiche. Magistrato dal profilo alto, volto noto delle battaglie contro la ’ndrangheta, oggi fa campagna referendaria contro la riforma della giustizia. Più che legittimo. Riforma, tra l’altro, che prevede l’Alta Corte disciplinare, strumento concepito per rafforzare la responsabilità dei magistrati e illuminare gli errori. Eppure, proprio i suoi processi più celebrati si sono tradotti in una sequela di assoluzioni e risarcimenti milionari a carico dello Stato. A partire dall’Operazione Stige, 2018, con Gratteri procuratore capo della Dda di Catanzaro. Risultati annunciati con toni epici: «La più grande operazione degli ultimi 23 anni». Indicando l’operazione come modello didattico per le scuole di magistratura. Ma la realtà processuale ha poi scritto un finale ben diverso. Dei 169 arresti iniziali, un centinaio di persone ha visto cadere ogni accusa attraverso i gradi di giudizio, fino alla Cassazione. Presunte connivenze con la ’ndrangheta, in alcuni casi, si riducevano a normali atti amministrativi. Il conto? Fino a 5 milioni di euro che lo Stato dovrà versare per ingiusta detenzione. Le sentenze hanno demolito l’impianto accusatorio, certificando l’incapacità di provare infiltrazioni mafiose concrete. Quel che resta è un'inchiesta svuotata, uno tsunami mediatico iniziale seguito da un riflusso imbarazzante.
Gratteri, assolti più della metà degli indagati. Ecco tutti i processi flop
Nicola Gratteri è un nome che risuona nelle aule di tribunale come nelle piazze mediatiche. Magistrato dal profilo alto, volto noto delle batta...













