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Ultimo aggiornamento: 12:10
Pubblichiamo un intervento del procuratore di Pescara Giuseppe Bellelli.
Attualmente i magistrati vincitori di concorso scelgono la prima sede e funzione, tra i posti disponibili individuati dal Csm. In seguito, se decideranno di passare dalla funzione requirente a giudicante o viceversa, potranno farlo entro nove anni dal primo incarico, e poi mai più. La separazione delle carriere esiste già, una sorta di deminutio professionale di chi ha svolto le funzioni di pm, sottoposto a quarantena. È una grave perdita di potenzialità e di esperienze, e lo sarà ancor di più se passerà la controriforma, concorsi diversi da pm e da giudice, tirocini e formazione forse separati, e ciascuno per la sua strada, come se i pm fossero portatori, neanche tanto sani, di germi contagiosi che impongono l’isolamento. Si arriverà anche a uffici distinti e distanziati per legge, come per i Tribunali per i minorenni? Chissà, forse si dirà che anche la Anm dovrà dividersi o magari sciogliersi. La giurisdizione sarà culturalmente impoverita, preoccupanti sono gli scenari futuri.
Sulla separazione delle carriere il dibattito va avanti da tempo, le richieste della avvocatura associata, le posizioni di alcuni settori della politica, sono meritevoli di attenzione e rispetto. Con il tempo cambiano assetti normativi e sensibilità, fino ad alcuni decenni orsono accadeva non di rado che lo stesso magistrato era procuratore della Repubblica e subito dopo diventava presidente di Tribunale nella stessa sede di provincia. Non so se c’era chi si scandalizzava, e quale era l’atteggiamento dei notabili cittadini e della avvocatura, ma certamente non doveva essere elegante il salto tra i due alti scranni dello stesso palazzo di giustizia, e non in linea con normali canoni di buona organizzazione degli uffici e di professionalità. Abbiamo avuto nel frattempo il nuovo codice di procedura penale del 1989, la riforma dell’ordinamento giudiziario del 2006 con la gerarchizzazione delle procure, la temporaneità degli incarichi direttivi. I capi degli uffici venivano nominati dal Csm in base al criterio oggettivo e quasi esclusivo della anzianità di servizio, che premiava prevalentemente la carriera automatica e la gerontocrazia sonnolenta: ricordiamo tutti che il Csm preferì a Giovanni Falcone il più anziano Antonino Meli quale capo dell Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo dopo il pensionamento di Antonino Caponnetto. Si è poi attraversata l’epoca delle complesse e non sempre chiare valutazioni del Csm dei titoli e dei meriti, che ha determinato corse al carrierismo della vanità o del potere, e le mire della politica per indirizzare le scelte del Csm, specie sui vertici delle procure più importanti (fino al clamoroso caso dell’Hotel Champagne).






