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Ultimo aggiornamento: 8:05

“Non basta la separazione delle carriere, serve anche la separazione dei palazzi: giudici e pm non devono nemmeno incontrarsi, non si devono nemmeno salutare, d’altra parte quale fiducia posso riporre in un Tribunale dove Gip e pm sono vicini d’ufficio”. Parole di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, la prima a costituire un comitato per il Sì, in un’intervista del 1 dicembre alla Verità. Un argomento che ricorre spesso tra i sostenitori del Sì in questa accesa campagna referendaria.

E che evidenzia, paradossalmente, una delle tante falle ed incongruenze della riforma Nordio: non avrebbe alcun effetto lì dove questa ‘vicinanza’ è più marcata che altrove, la magistratura militare. Lo spiega bene un ex magistrato di quel mondo, Sergio Dini, ex capo della procura militare di Padova, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura Militare.

Ora Dini è pm ordinario a Padova. Dal suo ufficio ricorda: “I tribunali militari rimasti sono tre: Napoli, Verona e Roma. Se il problema della magistratura è la troppa colleganza tra pm e giudici, allora dovrebbe essere risolta a partire dai 58 magistrati militari in servizio tra tre tribunali, tre procure e una corte d’appello militare. Sono uffici dove non c’è alcun movimento, si rimane in servizio tantissimi anni e le ‘convivenze’ tra giudici e pm durano altrettanto”.