Per conoscere l’odore della povertà e della miseria da vicino bisogna entrare in una di quelle case occupate dai migranti tra Villapiana, Cassano e Corigliano Rossano. Dentro quelle mura si capisce che non esiste una definizione, né una formula esatta. Miseria e povertà si riconoscono senza bisogno di spiegarle, sono un miscuglio di sudore, di sporcizia, di materassi ammassati, di vestiti indossati troppo a lungo e riutilizzati senza essere lavati perché non si ha il tempo di farlo.
E, soprattutto, è un odore che non appartiene solo al corpo, ma alle condizioni in cui quel corpo è costretto a vivere: la paura che si accumula, la pazienza dolente di chi continua a resistere senza alternative. Il punto, forse, è che chi decide il destino dei migranti quell’odore non l’ha mai incontrato.
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