Il tentativo fallito di distruggere un avversario trasformando le procure in supplenti della politica
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Non puoi riassumere decine di migliaia di articoli in uno solo, decenni di gogna in un articolo solo: basti che l'ultima archiviazione per Berlusconi risale al 15 gennaio scorso (resa nota ieri) ma il primo procedimento è di 33 anni fa, lui intanto ha attraversato circa 36 processi principali e però, se contiamo i filoni e gli stralci e le riaperture e le iscrizioni e i gradi di giudizio, il numero sale circa a 90, tutto questo con una sola condanna definitiva personale (frode fiscale) ma con riabilitazione del maggio 2018, in altre parole: Silvio Berlusconi è morto incensurato, questo dopo 34 diverse ipotesi di reato (dalla A di appropriazione indebita alla V di violazione dell'antitrust) e c'è roba ancora in piedi, dal filone Ruby (9 gradi e passaggi) sino alle indagini per "mandanti esterni della strage di via D'Amelio", le quali una gip di Caltanissetta si ostina a non archiviare.A proposito: per le stragi del 1993 noi non abbiamo contato 6 archiviazioni, ne abbiamo contate almeno 9, senza contare la citata evocazione nel filone nisseno e naturalmente senza citare tutto il resto: riciclaggio, corruzione, falso in bilancio, fondi neri, prostitute, minorenni, testimoni, escort, Nicole Minetti, Lele Mora, Emilio Fede, soldi a Dell'Utri, trattative, bombe, mafie, P2, sistemi criminali e insomma tutto tranne l'invasione della Polonia. Parliamo di un uomo che ha avuto più volte il consenso della maggioranza politica degli italiani e che è stato raccontato per trent'anni come il crocevia di ogni deviazione: nei libri di Storia si studierà anche questo. L'ouverture fu nel novembre 1994, con il famoso invito a comparire con Berlusconi premier che presiedeva a Napoli una conferenza internazionale, la notizia arrivò prima al Corriere della Sera che all'interessato (una storia di letto e di tribunale) ma tutto finì con l'assoluzione definitiva perché il fatto non sussiste, anche se il tutto diede un calcione al governo e lo fece cadere.Eccolo il punto di sempre: i processi evaporano e i fatti politici restano, processo come mezzo e non come esito. Poi vennero All Iberian, i fondi neri, Medusa, Sme, Lentini, Mills, Mediatrade, Mediolanum, le inchieste sui bilanci, sulle televisioni, sui diritti cinematografici, sui giudici, sulle società estere, sui passaggi di denaro, più le prescrizioni raccontate come colpe anche quando la macchina processuale aveva consumato anni per non arrivare neppure a una sentenza. Formula fissa: Berlusconi si salva e il sospetto resta, il contrario dello Stato di diritto. In mezzo piazze neolatine che ci separavano e separano da un paese civile, dalle monetine per Craxi ai girotondi, il "resistere, resistere, resistere", Nanni Moretti a piazza Navona, il Palavobis, piazza San Giovanni, i cortei in difesa dei magistrati, le agende rosse, i popoli viola, i No Cav, le manifestazioni sulla legalità selettiva, i talk show come tribunali permanenti e i giornali come premiate cancellerie, i cortei ogni qualvolta un governo provava a toccare una virgola del circo mediatico giudiziario, i vaffanculo travestiti da rigenerazione democratica, le fiaccolate per la Costituzione, i cartelli "Berlusconi mafioso" issati come sentenze in giudicato, gli applausi alle richieste di rinvio a giudizio, le assoluzioni accolte come cavilli e le archiviazioni derubricate a sospensioni del sospetto.Sarà così anche con l'archiviazione di Firenze, e infatti stiamo tenendo fuori appunto l'aspetto più odioso, schifoso, la parte mafiosa e stragista, Berlusconi e Dell'Utri "Alfa" e "Beta", una cerniera universale per dire che le stragi del 1993 furono e concepite per favorire la nascita di Forza Italia, una tesi cercata, riscritta, riaperta, narrata, santificata, e ogni volta finita nello stesso modo: nulla. Neppure la morte di Berlusconi ha spento il riflesso.















