Inizia l'appello bis a 15 anni dai fatti. Ancora nel mirino la "generosità" di Berlusconi. Ammessi 40 testimoni
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Il processo-lampo che Luca Poniz, già leader dell'Anm e oggi sostituto procuratore generale a Milano, aveva in mente per condannare alla memoria Silvio Berlusconi non sarà affatto veloce. E soprattutto l'esito si annuncia meno scontato di quanto la Procura immaginava. È il processo alle "Olgettine", le ragazze (oggi donne) che sedici anni fa frequentavano le feste del Cavaliere, accusate di corruzione giudiziaria per avere mentito quando vennero interrogate. Mandante della corruzione, secondo la Procura, il Cavaliere: che a oltre tre anni dalla morte si ritrova chiamato in causa. Già ieri Poniz e il suo collega Luca Gaglio erano pronti alla requisitoria. Ma la Corte d'appello ha invece deciso di riaprire il processo.Quaranta testimoni, invece degli zero che voleva l'accusa. Ancor più significativa è la motivazione. Non ci sono le prove sufficienti, dice la Corte, per condannare o assolvere: "Il compendio probatorio già acquisito, pur ampio e rilevante, non appare sufficiente a consentire una decisione pienamente consapevole". Nel lungo processo di primo grado, concluso con una assoluzione generale ma annullato dalla Cassazione, la Procura - dice in sostanza la Corte - non aveva dimostrato a sufficienza i due cardini della sua tesi: che le ragazze avessero mentito, quando negarono di avere visto scene di sesso ad Arcore; e che fossero state pagate per farlo. In un processo durato - come rimarca il pm Gaglio - ben sei anni, non sono state fornite prove a sufficienza.Anzi, la Corte scrive che sono saltati fuori spunti che scagionerebbero sia Berlusconi che le sue ospiti: "il giudizio di primo grado ha registrato l'acquisizione di plurimi elementi concernenti la generosità di Silvio Berlusconi, la risalenza di taluni rapporti personali, l'esistenza di contribuzioni o liberalità non immediatamente riconducibili alla contestata causale corruttiva". Suona come un'apertura alla versione che l'ex premier aveva sempre dato sui versamenti alle sue ospiti: non il prezzo del silenzio o della menzogna, ma aiuti liberali, spesso iniziati ben prima che esplodesse il caso Ruby. Vogliamo capire, abbiamo il dovere di farlo, dice la Corte presieduta dal giudice Maria Rosaria Correra. E tiene la porta aperta anche alla richiesta delle difese di acquisire a questo processo le intercettazioni compiute nei primi due processi Ruby: "Sono le intercettazioni - commenta Paolo Cassamagnaghi, difensore di Marystelle Polanco - eseguite su iniziativa della stessa Procura che oggi cerca di tenerle fuori dal processo. Intercettazioni che dimostrano come l'idea di elargire soldi ad alcune ragazze sia stata presa da Berlusconi senza alcun legame con le loro testimonianze".








