Pubblicato il: 27/06/2026 – 17:48

di Mariateresa Ripolo

REGGIO CALABRIA Dovrebbe rompere il silenzio il prossimo 9 luglio, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Un intervento attesissimo, slittato nell’ultima udienza in quanto sprovvisto, nella sua cella, di un computer idoneo per visionare i file a suo carico, a partire dalle intercettazioni di Pino Piromalli che hanno fatto riaprire l’istruttoria del processo “‘Ndrangheta stragista”. Una mancanza di supporti informatici eccepita dal difensore di Graviano, l’avvocato Giuseppe Aloisio, a cui il procuratore generale Giuseppe Lombardo – su richiesta del giudice Angelina Bandiera – ha risposto offrendo disponibilità a trasmettere i file mancanti direttamente al carcere.Subito dopo le dichiarazioni spontanee del boss e la replica del procuratore generale, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria si ritireranno in camera di consiglio per decidere le sorti del processo d’appello bis, che vede alla sbarra proprio Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro, entrambi già condannati in primo e in secondo grado all’ergastolo per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi in un agguato il 18 gennaio 1994 lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, a Scilla, e per gli attentati ai danni di altre due pattuglie dell’Arma.