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27 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:44
“Si torna a parlare di persecuzioni giudiziarie e complotti nei confronti di uomini politici che hanno ricoperto incarichi apicali nel Paese, per avvalorare agli occhi dei cittadini l’immagine di una magistratura politicizzata e inaffidabile che come tale deve essere riformata. È bene dire che non vi è alcuna prova che ciò sia avvenuto”. Sepolto dalle critiche nelle chat interne, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi fa marcia indietro rispetto alle parole pronunciate appena 24 ore prima, quando aveva aperto, di fatto, all’ipotesi che negli ultimi decenni i suoi colleghi avessero portato avanti una persecuzione contro Silvio Berlusconi. “Se è avvenuto è qualcosa che io assolutamente condanno. Non siamo qui per fare una giustizia privata. Non so se in questo caso sia avvenuto, quindi non posso dare un giudizio”, ha detto domenica Parodi a Omnibus, su La7, rispondendo a una domanda sul tema. La narrazione del complotto delle toghe contro l’ex premier è tornata alla ribalta negli ultimi giorni, cavalcata da media e politici di destra secondo cui la Cassazione, negando la confisca dei beni a Marcello Dell’Utri chiesta dai pm di Palermo, avrebbe smentito i rapporti tra l’uomo di Arcore e Cosa nostra. Una tesi del tutto falsa: come il Fatto ha spiegato in più articoli, la decisione della Suprema Corte riguarda solo la provenienza del patrimonio di Dell’Utri (per i giudici non ci sono prove per considerarlo illecito) mentre il pagamento di denaro ai clan da parte di Berlusconi resta dimostrato dalla sentenza del 2014 che condannò definitivamente il suo braccio destro per concorso esterno.








