Ventiquattr’ore. Bastano al presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi per inserire una retromarcia - parziale - sulla vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi e il verdetto della Cassazione sul caso Mangano. «Non ha funzionato la tempistica, qualunque vicenda che dura 30 anni è qualcosa che un Paese civile non dovrebbe conoscere». Succede davvero. Dopo lo scontro a distanza del giorno prima con Marina Berlusconi, il capo della magistratura associata italiana allunga un ramoscello d’ulivo alla primogenita di Arcore. Dà ragione alla “Cavaliera”.
«Se si lamenta dei tempi non posso che essere d’accordo con lei», spiega Parodi dagli studi La7 di Omnibus. Non si spinge a parlare di «persecuzione politica», come ha fatto la presidente di Mondadori riavvolgendo le peripezie giudiziarie del padre in una lettera al Giornale, ma Parodi apre ed è un’apertura inedita. «Non ho il minimo dubbio, se questo (la “persecuzione”, ndr) è avvenuto lo condanno, ma io non so se è avvenuto e non posso dare un giudizio su questo». Pausa. «Certamente la giustizia non può essere strumentalizzata a fini politici».
È un piccolo colpo di scena che comunque non archivia le tensioni fra centrodestra al governo e toghe. Anzi destinate a montare in vista del voto finale al Senato, giovedì, sulla riforma della separazione delle carriere e una campagna referendaria che preannuncia scintille. Nel nome del Cav.










