Povero Parodi, presidente dell’associazione magistrati, costretto ogni giorno ad una giravolta per le dichiarazioni delle 24 ore precedenti. L’ossessione antiberlusconiana procede anche dopo la morte e c’è una specie di obbligo al linciaggio del colpevole che non lo era. Ma sono fatti così. Il giorno prima, per difendersi dalle critiche- più che fondate- di Marina Berlusconi, ammette la persecuzione, che però nega il giorno successivo. Asilo Mariuccia.

E quindi scopriamo che tutto si lega al referendum sulla giustizia, come se i trent’anni di inchieste e processi non ci fossero mai stati. Per Cesare Parodi si può tranquillamente scivolare tra le parole, in una specie di impunità verbale che giustifica qualunque stramberia venga in mente ad una toga. Che è chiamata per mestiere a giudicare sulla libertà altrui, non proprio una cosa da niente. E ieri mattina Parodi ha deciso di cambiare declinazione del verbo. E ha scritto in una nota il suo nuovo pensiero. «Non molto tempo fa parlando con alcuni colleghi avevo previsto, non era difficile, che con l’avvicinarsi dell’appuntamento referendario le accuse nei confronti della magistratura si sarebbero inasprite. Puntualmente ciò si è verificato. Si torna a parlare di persecuzioni giudiziarie e complotti nei confronti di uomini politici che hanno ricoperto incarichi apicali nel paese, per avvalorare agli occhi dei cittadini l’immagine di una magistratura politicizzata e inaffidabile che come tale deve essere riformata. È bene dire che non vi è alcuna prova che ciò sia avvenuto». Lo ha messo nero su bianco proprio il presidente dell’Anm. Figurarsi.