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4 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 20:45
È ancora una volta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, a inasprire il dibattito in vista del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Ospite di 10 minuti su Rete4, il breccio destro di Giorgia Meloni si scaglia contro la magistratura: “Oggi c’è il blocco delle espulsioni grazie a decisioni giudiziarie, c’è il blocco della sicurezza, della politica industriale che voglia raggiungere certi obiettivi, si pensi all’Ilva grazie a decisioni giudiziarie. C’è un’invasione di campo che deve essere ricondotta”, attacca Mantovano. Non solo. Nel suo elenco il sottosegretario alla presidenza inserisce anche le inchieste sull’urbanistica nel capoluogo lombardo: “Da due anni lo sviluppo urbanistico di Milano è fermo“.
E lo dice nel giorno in cui anche il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune contro la sentenza del Tar che già aveva accolto le ragioni dei pm a proposito del sequestro del cantiere di via Fauché. Anche per i giudici amministrativi, pertanto, è illegittimo costruire in quel modo una palazzina di tre piani dentro un cortile. Nonostante questo, per Montavano il blocco dello sviluppo urbanistico di Milano è da addebitare ai magistrati: fermo “sulla base di una decisione di un gruppo di pubblici ministeri la cui prospettazione è franata al primo vaglio collegiale“. Quindi non solo non cita la decisione del Consiglio di Stato (organo collegiale) ma fa riferimento al Riesame che ha ordinato la scarcerazione di alcuni indagati dell’inchiesta penale. In realtà, come già scritto dal Fatto quotidiano, lo stesso Riesame con altre ordinanze ha ribadito che l’accusa di corruzione permane per tre indagati (Tancredi, Marinoni e Pella): nelle motivazioni i giudice dei Riesame confermano che “il gip nell’ordinanza impugnata ha dato ampiamente conto delle fonti di prova”, “confermando il quadro di gravità indiziaria nei confronti di Tancredi”, dunque “le valutazioni del gip devono essere confermate”, “pur con le precisazioni che si diranno in relazione alla qualificazione giuridica dei fatti” (viene riqualificato il reato, non la corruzione su singoli atti contrari ai doveri d’ufficio, ma la corruzione per l’esercizio della funzione).







