Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
20 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 19:06
Una propaganda referendaria che tende alla “radicalizzazione” è “fisiologica”, ma la colpa è non è del fronte del Sì e men che meno del governo. Nemmeno dell’opposizione. “Quello che sconcerta è che i toni più estremi vengano espressi da esponenti della magistratura associata e non solo”. L’ultimo attacco a pubblici ministeri e giudici è firmato da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Un po’ incendiario e un po’ pompiere, intervistato a un evento di Libero, ha avvertito riguardo il “rischio” di arrivare al day after del referendum sulla giustizia con “macerie tra istituzioni e dentro le istituzioni”. Finita la fase d’attacco, Mantovano ha interpretato così l’intervento di Sergio Mattarella al Consiglio Superiore della Magistratura: “Le sue parole vanno applicate”, ha detto sostenendo di ritenere che si riferissero al futuro.
“È fisiologico che ci sia una certa radicalizzazione della propaganda. Ma quello che invece sconcerta è che i toni più estremi vengano espressi non dai partiti dell’opposizione, che semmai vanno a ruota, ma da esponenti della magistratura associata e non solo – ha attaccato Mantovano – Perché nessuno è mai arrivato a dire, se non un magistrato, che peraltro è segretario dell’Anm, che se passa la riforma la polizia potrà uccidere gli innocenti in Italia come a Minneapolis”. Quindi ha voluto fare un distinguo anche interno alla magistratura, gettando la croce addosso al campo larghissimo del ‘No’ tra inquirenti e giudicanti: “Come arriveremo al 24 marzo? C’è il rischio che, se le cose proseguano come sono iniziate, ci troveremo di fronte a macerie. Macerie tra istituzioni, macerie dentro le istituzioni. Sono tanti i magistrati che si sono espressi per il Sì in modo motivato, con toni certamente meno dirompenti di chi sostiene il No e nei confronti di costoro c’è un atteggiamento di marginalizzazione, di denigrazione in certi casi”.






