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Ultimo aggiornamento: 11:46
Alla festa del Fatto Quotidiano, in corso al Circo Massimo fino a domenica 14 settembre, il dibattito sulla separazione delle carriere si accende con l’intervento dell’ex magistrato Piercamillo Davigo. Sul palco, moderato dai giornalisti Antonio Massari e Giuseppe Pipitone, Davigo risponde punto su punto alle tesi del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che aveva difeso la riforma in discussione.
Davigo apre la sua replica contestando la formula “pubblico ministero autonomo e indipendente”, che secondo lui non tutela l’autonomia dei singoli magistrati ma solo dell’ufficio requirente in quanto struttura: “Non significa che i singoli magistrati saranno indipendenti. È un equivoco linguistico che non dà alcuna garanzia”.
Il secondo passaggio tocca l’articolo 112 della Costituzione, sull’obbligatorietà dell’azione penale. Davigo ritiene che i criteri di priorità già esistano e che la riforma produrrebbe solo effetti distorsivi: “Non hanno nessun bisogno di toccare l’articolo 112 della Costituzione perché hanno già i criteri di priorità. E su quello si giudicherà l’effetto devastante di questa riforma, perché se, come ripetono dalla mattina alla sera, questo è un paese insicuro perché ci sono i borseggiatori e gli scippatori, vedremo un sacco di scippatori in galera, con un ulteriore affollamento delle carceri. Il viceministro – continua – dice che c’è l’articolo 111 della Costituzione. Certo, ma l’hanno cambiato perché il codice era incostituzionale, ma la legge delega diceva che il codice doveva attuare le norme costituzionali. Si possono fare questioni di legittimità costituzionale anche di una norma costituzionale su questo iter”.






