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Ultimo aggiornamento: 9:38
“Bisogna capire per quale motivo una maggioranza parlamentare si sta così scalmanando per fare una cosa che non porterà nessun risultato pratico, neanche a loro”. Con queste parole il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, apre il suo intervento a Otto e mezzo, su La7, analizzando la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, cavallo di battaglia del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Travaglio spiega: “Fin quando le carriere sono unite sia i giudici sia i pubblici ministeri sono soggetti soltanto alla legge e quindi non sono soggetti al potere politico e al potere economico. Quando i pubblici ministeri saranno staccati dai giudici, i giudici continueranno come oggi a essere indipendenti, ma non gli arriverà più l’acqua perché si chiuderà il rubinetto di quelli che l’acqua la devono far arrivare, cioè i pubblici ministeri, che verranno messi sotto controllo dal governo, come in tutti i paesi dove c’è la separazione delle carriere”.
E aggiunge: “Licio Gelli, che è il padre di questa riforma, Craxi e Berlusconi non erano mica degli scemi. Lo sapevano benissimo: infatti tutti e tre hanno sostenuto sia la separazione delle carriere, sia la sottoposizione del pm sotto l’esecutivo”.







