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Ultimo aggiornamento: 13:27
Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e l’editorialista del Corriere della Sera Beppe Severgnini sul referendum sulla separazione delle carriere. Severgnini, a favore della riforma Nordio, dissente da Travaglio secondo cui inevitabilmente i pm finirebbero sotto il controllo dell’esecutivo attraverso l’attuazione della legge Cartabia, che affida alla maggioranza parlamentare il potere di fissare le priorità dei reati da perseguire, comprimendo l’autonomia della magistratura.
La firma del Corriere non è d’accordo: “Accade già adesso che i magistrati, a seconda delle loro passioni, scelgano quale azione portare avanti e quale invece lasciare da un’altra parte. Basta avere una pila di carte e poi scegliere quella che va sopra e quella che va sotto, quindi i condizionamenti ci sono anche oggi”.
“Se è il governo a decidere quella pila di carte, mi preoccupo molto di più – replica il direttore del Fatto – perché il magistrato con l’obbligatorietà dell’azione penale è costretto a occuparsi dei fascicoli, mentre con le priorità stabilite dal governo si deciderà che corruzione, concussione, falsi in bilancio, reati finanziari, reati fiscali finiranno addirittura sotto il tavolo. Io ai politici non farei decidere nulla in materia di giustizia, men che meno le priorità dei reati, perché di solito quelli che sono più gravi per loro sono i più lievi per noi cittadini e viceversa”.






