Premette di non volersi addentrare in polemiche su «altre vicende che hanno scadenza a breve», come il referendum sulla giustizia. E però subito dopo affonda un nuovo colpo contro le toghe, Alfredo Mantovano. E punta il dito contro le «sentenze stupefacenti» di certi giudici e quello che con ironia definisce «federalismo giudiziario» in materia di droga, in base al quale «a certe latitudini» le risposte arrivano «in pochi giorni», mentre in altri tribunali si fanno attendere «mesi, se non anni». La nuova bordata alla magistratura arriva a metà dell'intervento con cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio sta chiudendo la Conferenza nazionale sulle dipendenze, l'appuntamento annuale promosso da Palazzo Chigi per fare il punto sulla lotta alle droghe e alle altre forme di dipendenza. E segue di pochi giorni un altro attacco firmato dal potente collaboratore di Giorgia Meloni, in quel caso dallo studio di Cinque minuti su Rai1, da cui Mantovano aveva rispedito ai giudici che bloccano la politica l'accusa lanciata dalle opposizioni al governo di volersi intestare i «pieni poteri». Altro segnale, forse, che quel «brutto clima» denunciato ieri dal presidente dell'Anm Cesare Parodi «nonostante gli appelli a mantenere un dialogo franco e cordiale» non sembri destinato a svanire tanto presto.
Mantovano sui giudici: «Sentenze stupefacenti». Scontro Anm-avvocati
Premette di non volersi addentrare in polemiche su «altre vicende che hanno scadenza a breve», come il referendum sulla giustizia. E però subito dopo affonda un nuovo colpo...







