C'è stato un momento in cui l'Italia era il terzo Paese al mondo per produzione di energia elettrica dal nucleare. Sono i primi anni '60 e l'Italia ha ormai avviato da una quindicina d'anni (esattamente dal 1946) il proprio percorso nel settore nucleare, puntando sulla ricerca. Nei decenni successivi la traiettoria è oscillante: ai tentativi di rilancio si affiancano due consultazioni abrogative (1987 e 2011) che, nonostante il «no» espresso con chiarezza dagli elettori, non hanno impedito di riaprire ciclicamente il dibattito.

Oggi, a distanza di molti anni dal debutto pionieristico e dal primo referendum, il governo guidato da Giorgia Meloni ripropone l'atomo come fonte «pulita e sicura», grazie a tecnologie di nuova generazione, per rispondere alle esigenze di autonomia e sicurezza energetica e alla sfida della decarbonizzazione.

IL NUCLEARE IN ITALIA — L'INIZIO DELLA STORIA

La storia comincia nel novembre 1946, quando un gruppo di grandi industriali privati — da Montedison alla Fiat, da Pirelli a Falck, Edison e Sade — decide di costituire il Centro Informazioni Studi ed Esperienze (CISE), noto anche come Organizzazione atomica italiana: il primo polo nazionale di ricerche applicate nel campo, operativo presso il Politecnico di Milano, in risposta al crescente fabbisogno energetico del Paese. Negli anni Sessanta entrano in costruzione e poi in esercizio le centrali di Latina (AGIP Nucleare), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Edison) e, più avanti, Caorso (Piacenza), avviata nel 1981. Queste scelte garantiscono all'Italia una certa autonomia negli approvvigionamenti.