Siamo solo al calcio di inizio. Ma è già tanto per un Paese che fino al 2021 non riusciva nemmeno a nominarla la parola nucleare. La crisi energetica esplosa poi con la guerra in Ucraina ha rotto il tabù. Anche perché nel frattempo la tecnologia è andata avanti. E non si parla certo delle vecchie centrali. Il nucleare del futuro è quello dei mini-reattori modulari, quelli che si compongono come puzzle, assemblando i componenti sul luogo deputato all'istallazione, che sia vicino a un Data center che alimenta l'Intelligenza artificiale o che sia vicino a un'industria più o meno. energivora. Si tratta di impianti che occupano suppergiù lo spazio di un paio di tir. E del resto a dare l'idea del vantaggio è stato ieri il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin mentre celebrava il giorno dell'approvazione alla Camera del Disegno di legge delega. «Il nucleare è una scelta energetica, ma anche ambientale e paesaggistica», ha spiegato il ministro snocciolando i numeri che più di tutti puntano a conquistare il via libera dei territori, la vera incognita futura di questa svolta. «Un piccolo reattore modulare da 300 Megawatt», ha puntualizzato, «occupa 3 campi di calcio». Mentre «per avere la stessa produzione, servono 3.000 campi di calcio di pannelli fotovoltaici». Ma attenzione: questo non significa che sarà una soluzione alternativa agli impianti che generano energia rinnovabile. Anzi, chiarisce Pichetto: «Dobbiamo integrare le rinnovabili con il nucleare e l'idrogeno, non sostituirle». È una soluzione che deve arricchire il mix energetico del Paese, il prima possibile, per «metterlo in grado di rispondere alla domanda di energia in crescita». Del resto, «tutti gli esperti prevedono un'esplosione della domanda, per i data center e l'industria». E con un colpo di acceleratore sul quadro giuridico i primi reattori potrebbero arrivare subito dopo il 2030. Forse. Ma la verità è che i tempi sono la vera incognita di questa partita, La conferma arriva dalle previsioni. C'è chi immagina i primi impianti nel giro di 4-5 anni e chi non vede la luce prima del 2034-2035. E lo stesso Pichetto ha ammesso ieri: «Non possiamo sapere se tra qualche anno ci sarà una tecnologia più conveniente di quelle oggi in fase sperimentale. Vedremo».