Se c’è una chance per l’Italia di rientrare - dopo 40 anni - nella partita del nucleare, quella chance va giocata adesso e va giocata a livello di sistema (Stato, aziende, enti di ricerca) ma anche a livello europeo, perché non esiste un unico Paese, a oggi, che abbia tutte le competenze, le tecnologie e le risorse necessarie per affrontare una sfida così complessa, costosa e con effetti sul lungo periodo.

Perché oggi lo ha spiegato Nicola Rossi, Head of Innovation di Enel e membro del cda della nenonata Nuclitalia, la società controllata da Enel e partecipata da Ansaldo Energia e Leonardo per valutare ed eventualmente adottare o sviluppare tecnologie avanzate e opportunità di mercato nel settore del nuovo nucleare, intervenendo al panel «Quale nucleare e a quali condizioni» organizzato al Festival dell’Economia di Trento.

Perché oggi si parla di nucleare

«Oggi perché le tecnologie esistenti, in via di sperimentazione e allo studio a livello globale permettono di avere un nucleare diverso da quello del passato», ha spiegato Rossi, riferendosi in particolare ai cosiddetti Small Modular Reactors (SMR), che hanno una potenza da 100 a 3-400 Megawatt contro una potenza fino a 1.600 Megawatt degli impianti attuali, su cui la ricerca è già a livello avanzato e di cui esistono alcuni prototipi nel mondo, in particolare in Cina e Russia.