BRUXELLES – In un contesto internazionale sempre più incerto, la Commissione europea ha presentato ieri una strategia che dovrebbe contribuire all’indipendenza energetica dell’Unione europea. In particolare, Bruxelles vuole promuovere l’innovazione nei piccoli reattori modulari. Nel frattempo, l’esecutivo comunitario sta valutando opzioni per rispondere alle pressioni sui prezzi provocate dalla guerra contro l’Iran. Lo sguardo corre a nuove forme di flessibilità negli aiuti di Stato.
La decisione di essere «completamente dipendenti da importazioni costose e volatili» di combustibili fossili ha posto l’Europa in una posizione di svantaggio rispetto ad altre regioni, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Parigi. «Questa riduzione della quota di energia nucleare è stata una scelta, ma credo sia stato un errore strategico da parte dell’Europa voltare le spalle a una fonte affidabile e conveniente di energia a basse emissioni».
La presa di posizione è significativa. A mostrare la strada nell’abbandono del nucleare fu la Germania. Sulla scia dell’incidente di Fukushima, il governo Merkel decise di chiudere poco a poco le centrali nucleari nel paese. Ai tempi la signora von der Leyen era ministra degli Affari Sociali. In una intervista a Der Tagespiegel nel maggio del 2011 aveva appoggiato la decisione dell’esecutivo, parlando di «cesura» e notando che l’incidente giapponese avrebbe avuto «conseguenze per molte generazioni».













