Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl nucleare in Italia non è morto. Anzi. La nostra filiera è in ottima forma e «siamo la seconda europea, dietro ai francesi». A dirlo è Marco Enrico Ricotti, professore ordinario di impianti nucleari del Politecnico di Milano che spiega come diversi anni fa alcune imprese della filiera italiana salvarono dei reattori francesi.
«Nel 2022 12 centrali nucleari francesi rimasero ferme per più di 12 mesi per piccoli problemi di corrosione». La soluzione trovata dal Gestore delle centrali nucleari francesi fu quella di rifare alcuni pezzi dei reattori in acciaio inossidabile senza saldatura (pezzi forgiati di alta qualità), prodotti in certi tempi e a costi ragionevoli. Il secondo passo fu fare un’indagine in Francia per capire a quale azienda rivolgersi, ma non si trovò nessuna impresa che soddisfava le caratteristiche richieste, così il Gestore allargò l’indagine all’Europa, e trovò due aziende europee in grado di produrre questi pezzi in alta qualità, nei tempi e nei costi previsti. Si trattò di due aziende italiane (piacentine).
Il ritorno del nucleare in Italia
Il 4 giugno la Camera ha approvato in prima lettura la legge delega sul Nucleare. L’obiettivo è approvare entri la fine dell’estate il testo in Senato e poi arrivare a fine anno con tutti i decreti attuativi del caso. A livello pratico il Governo punta sui mini-reattori modulari che potrebbe concretizzarsi anche all’inizio del 2030. La tecnologia, o meglio i progetti, li andremo però a prendere da altri paesi e questo perché anche se abbiamo una filiera del nucleare solida e riconosciuta, costruire un reattore home made è un’altra cosa. Ricotti ricorda infatti che «non realizziamo un reattore da decenni», e questo non è una cosa da poco. L’Italia potrebbe dunque rivolgersi agli Usa, alla Francia e al Regno Unito per poter avere i progetti dei mini-reattori. Il secondo step sarà la contrattazione, perché questi Paesi avranno già una loro supply chain e quindi dei fornitori. Il compito del Governo sarà allora quello di trattare per far sì che nella realizzazione potranno partecipare aziende italiane. Secondo il professore «almeno il 50% potrà essere fatto da realtà italiane». Questi primi passi saranno fondamentali «per avviare la filiera» puntare magari al 2050 di arrivare a non comprare più la tecnologia da altri paesi.















