Dalla pietra tombale messa dal referendum del 1987, che sancì l’uscita dell’Italia dal nucleare, le potenzialità dell’atomo sono rimaste per quasi quarant’anni ai margini del dibattito pubblico. Oggi, però, mentre il governo torna a discuterne come tassello della transizione energetica, Torino scopre di avere tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista. Il segnale più evidente arriva dalle aule del Politecnico, dove cresce il numero degli studenti che scelgono di specializzarsi nel nucleare. I numeri confermano la tendenza: nell’anno accademico in corso gli iscritti alla laurea magistrale in Ingegneria Energetica e Nucleare sono 312, di cui 97 hanno scelto il percorso “Sustainable Nuclear Energy”. Erano 64 nel 2024-2025 e 59 nel 2023-2024. In due anni gli iscritti all’indirizzo nucleare sono quindi aumentati del 64%. Parallelamente è cresciuto anche il loro peso sul totale degli studenti della magistrale: dal 22,5% del 2023-2024 al 31,1% del 2025-2026. Un dato che conferma come il nucleare sia tornato ad attirare una nuova generazione di ingegneri. Professionalità rare e quindi molto richieste dal mercato: non a caso il tasso di occupazione a un anno dalla laurea per i laureati magistrali del Politecnico è pari al 100%.