Il nucleare in Italia? Un traguardo realistico e necessario per la decarbonizzazione, che può però essere perseguito solo attraverso la «costruzione del consenso» tra i cittadini. Paolo Scaroni, presidente di Enel, si professa «ottimista» sul ritorno anche nel nostro Paese dell’energia dall’atomo. E non poteva essere altrimenti visto che proprio Enel è tra i capofila su questo versante, con il 51% della neo costituita Nuclitalia (in società con Ansaldo Energia e Leonardo): «Siamo il principale azionista del nucleare futuro, ci crediamo», afferma dal Festival dell’economia di Trento. Ma subito sottolinea che l’«accettazione sociale» è un passaggio ineludibile, come avvenne a suo tempo in Francia, quando negli anni 70 il Paese decise di dotarsi una grande flotta di reattori.
«In gioco – prosegue Scaroni – c’è la nostra indipendenza energetica, che poi è anche indipendenza politica: questi non sono obiettivi di destra o di sinistra, non può esserci un partito che spinge ed uno che va contro. Bisogna costruire un consenso che sia un accordo di tutti».
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, concorda sulla necessità del nucleare, accanto alla prosecuzione degli investimenti in fonti rinnovabili: «È questione di buon senso, se vogliamo energia elettrica disponibile 24 ore al giorno e sette giorni su sette», dice partecipando alla stessa tavola rotonda, focalizzata sull’opportunità o meno di ripensare il percorso di transizione energetica (titolo del dibattito: «Green Deal europeo al banco di prova»).






