Emanuela Aiello, 44 anni, è accusata di maltrattamenti aggravati da morte in concorso con il compagno, per il decesso della figlia di 2 anni, Beatrice Rao (Ansa)Bordighera (Imperia), 3 giugno 2026 – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Emmanuel Iannuzzi, l’uomo accusato della morte della piccola Beatrice, 2 anni, figlia della compagna (“non avevamo gli atti – ha spiegato l’avvocata Maria Gioffré – avremmo risposto alla cieca”). Ha parlato invece lei, Emanuela Aiello, indagata in concorso per i maltrattamenti che avrebbero portato al decesso della minore, il 9 febbraio scorso, quando la piccola si trovava a casa dell’uomo.
Nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Massimiliano Botti, la donna ha negato qualsiasi responsabilità. “Emanuela ha risposto a tutte le domande del giudice – conferma l'avvocato Laura Corbetta che assiste la donna insieme al collega Bruno Di Giovanni –. Si è commossa a più riprese parlando della bambina, il gip ha compreso e l'ha anche fatta uscire”.
Non è vero che la mia assistita soffriva di depressione
La mamma di Bordighera ha escluso di aver picchiato e percosso le figlie, “tutte e tre”. “Non ho mai mai messo le mani addosso alle figlie e non ho mai assistito a episodi di violenza nei loro confronti”, avrebbe detto al giudice. Di fatto Aiello scarica la colpa sul compagno. “Ha cresciuto le figlie, perché mai avrebbe dovuto fare loro del male? – dice Corbetta –. Con Iannuzzi stava cominciando una relazione, non è vero che fosse in un periodo buio e depressivo, patologia di cui peraltro non ha mai sofferto. Poi però si è dovuta ricredere su di lui, aveva capito che non era una persona con cui avere una relazione”.











