VENEZIA - Dal mercato ittico di Chioggia a quello di Caorle, lungo il litorale veneto è iniziata la settimana di agitazione delle marinerie. Le motivazioni che hanno spinto una cinquantina di pescatori chioggiotti a fermare le macchine sono scritte nero su bianco sulle lenzuola: “Stanchi delle promesse non mantenute”; “Burocrazia troppo lenta, blocca gli aiuti necessari”; “Chiediamo il rinnovo del credito di imposta”; “Salviamo la pesca”. Intervenendo in assemblea, il referente sindacale Marco Spinadin ha espresso apprezzamento per la convocazione da parte del Governo prevista per domani a Roma, ma ha anche spiegato le due motivazioni della protesta: «Per il credito di imposta stavamo attendendo un codice da inserire nell’F24, ma non è ancora ben definita la modalità. Certo è che i tempi andranno ad allungarsi per il pagamento ai pescatori, i quali dovranno anche espletare pratiche burocratiche che potrebbero sembrare superflue. Il costo del carburante è alto, abbiamo imprese troppo energivore, una settimana di uscite in mare può costare dai 5.000 ai 6.000 euro. Abbiamo dovuto aprire questo momento di agitazione in quanto abbiamo bisogno che vengano compresi i problemi del settore e che il Governo stia dalla nostra parte».
Gasolio alle stelle, pescherecci in sciopero: «Stanchi delle promesse non mantenute»
VENEZIA - Dal mercato ittico di Chioggia a quello di Caorle, lungo il litorale veneto è iniziata la settimana di agitazione delle marinerie. Le motivazioni che hanno spinto una cinquantina...









