Acque agitate (è proprio il caso di dirlo) per i pescatori anconetani che sul finire di questa settimana potrebbero fermare le loro attività. Il motivo? Il mancato pagamento del credito d’imposta che va ad aggiungersi a una lunga serie di problemi, primo tra i quali il caro carburante che sta mettendo in ginocchio anche questa categoria. Diverse le marinerie d’Italia che già ieri hanno deciso di lasciare in secca le loro barche e non uscire in mare.

Capofila della protesta Chioggia. I pescatori in mobilitazione chiedono al Governo il rinnovo del credito d’imposta del 20% sul gasolio, ma sollecitano anche l’arrivo di quei contributi già assegnati ma impantanati – dicono – nelle pastoie burocratiche della capitale. La marineria di Chioggia è tra le più importanti del comparto ittico nazionale. Stessa decisione è stata presa dai colleghi della marineria di Rimini, a Goro e a Comacchio nel Ferrarese. Nelle Marche la situazione al momento è più fluida. Ieri i pescherecci sono andati al lavoro regolarmente da Pesaro fino a San Benedetto, ma nell’aria c’è sentore che l’onda della protesta iniziata da Nord potrebbe allungarsi anche verso sud. "Il gasolio ci è quasi raddoppiato – dicono dal vertice della marineria anconetana – 2200 litri al giorno a più di un euro e 10 più spese varie per dipendenti: siamo arrivati a cottura". Ancona prevede che entro giovedì e venerdì si prenderà una decisione, in attesa che sotto il fronte dei pagamenti e degli aiuti da Roma non arrivi una schiarita sul caro gasolio che rischia di mettere in ginocchio una categoria fondamentale per l’economia del capoluogo dorico.