di

Enrica Roddolo

Il nipote dell'ultimo re, Umberto II, riflette sulla svolta repubblicana. E su protocollo e rituali dell'Italia di oggi che si ispirano a Casa Savoia

«In questa giornata di profonda riflessione, il mio pensiero e il mio cuore non possono che rivolgersi a mio nonno», dice Emanuele Filiberto di Savoia alla vigilia del 2 giugno che segnò la svolta, il passaggio dalla monarchia alla repubblica. «Umberto II scelse la strada dell’esilio. Quel gesto non fu una resa, ma l’estremo e nobile atto d’amore di un sovrano che seppe mettere l’incolumità e la pace del suo popolo al di sopra della proprio stessa Corona», continua il nipote dell’ultimo re nel messaggio per il 2 giugno anticipato al Corriere della Sera.

Emanuele Filiberto continua: «Non è un caso che parole come dovere, fedeltà e senso dello Stato conservino nell’immaginario collettivo una sfumatura che evoca la nostra più antica tradizione - continua il figlio di Vittorio Emanuele e Marina di Savoia -. La stessa repubblica del resto abita i palazzi ereditati dal regno ne ripropone il protocollo, ne adotta gli ordini cavallereschi e affida al capo dello Stato una funzione arbitrale e di garanzia che ricalca fedelmente quella del sovrano costituzionale. Usa nei momenti celebrativi gli apparati della corona che diventano, corollario, cerimoniale della repubblica».