Ci sono ricordi indelebili. Segnano le vite. Avere il coraggio di non rinnegare e di ricordare è fondamentale. Il ricordo ci allontana dalle funzioni e dalle menzogne. Repubblica o Monarchia? 2 giugno 1946. Non voglio essere controcorrente. A distanza di ottant’anni tutto è deposito nella storia. Anche con distacco, nonostante da lì parta il presente che si vive. Le date non sono pietre: sono fiumi. Scorrono, e mentre scorrono portano via i nomi, ma lasciano il letto. E nel letto resta il segno di chi c’era, di chi scelse, di chi tacque. La storia non chiede consenso. Chiede memoria. E la memoria, quando è vera, non alza bandiere: accende lumi. Uno per ogni casa, uno per ogni padre, uno per ogni silenzio che non ha avuto voce nell’urna ma l’ha avuta a tavola, la sera, quando si spegneva la radio e restavano solo gli sguardi.

La mia famiglia non votò per la Repubblica. Aveva radici dentro il fascismo ma anche nella Monarchia. Radici doppie, come quegli alberi che crescono storti perché cercano due soli. Infatti il colonnello Gaudinieri, zio di mio padre e dei cinque fratelli, era stato colonnello del Re. Uomo dritto, con la schiena che non conosceva l’inchino, solo il saluto. Portava la fedeltà come si porta un orologio: al polso, non per esibirla, ma per non perdere l’ora.