Storia di mio padre, antifascista, condannato a morte dai nazisti, che votò per la monarchia perché temeva un capo dello Stato e uno del governo eletti direttamente dal popolo, quello che aveva osannato Mussolini. Poi vide e apprezzò i vincoli costituzionali, e fu felice della Repubblica
Tra i voti alla Repubblica il 2 giugno del 1946 non ci fu quello di mio padre (classe 1903) e non per simpatia con la mite fedeltà savoiarda e cattolica di mia madre, un fratello della quale era morto investito da un’automobile a Roma mentre prestava servizio come attendente di non so quale principe della Real casa. No, mio padre non votò quel giorno per la Repubblica perché diffidava del popolo che l’avrebbe governata, come gli aveva insegnato il successo popolare del fascismo cui era stato fieramente avverso e che lo aveva, per mano tedesca, condannato a morte nell’inverno del 1943, perché aveva confiscato (con regolare verbale) i mobili della casa del Fascio del suo paese a favore dell’ospizio dei...










