In quelle ore memorabili Rino Formica aveva 19 anni e oggi, che di anni ne sono passati 80, è lui stesso che può restituire un’immagine vivida di quelle giornate: «Ricordo quel 2 giugno 1946: finalmente si poteva votare liberamente anche per i partiti ma in quelle ore di straordinaria passione popolare la scelta istituzionale fu persino più vissuta di quella partitica. Il popolo che votò per la Repubblica, scelse una nuova forma di Stato, condannava il passato e scommetteva sul proprio futuro». Ma l’attualità permanente di quella giornata, Formica la individua in un dato interessante, trascurato da storici e da politici: «In quelle settimane nessuno capiva quanti fossero ancora i fascisti in Italia, ma il 2 giugno accaddero due cose. I fascisti parteciparono al referendum istituzionale che ebbe una partecipazione del 93%. Ma non parteciparono alla competizione tra i partiti che infatti fu più bassa, del 90%. E dunque non sono stati gli altri partiti ad escludere la destra dal processo costituente, come si è ripetuto per decenni, ma il pensiero fascista fu escluso all’origine, dal voto popolare che si svolse prima della elaborazione della Carta. E questo spiega tante cose di questi 80 anni, tanti revanscismi. Ma la battaglia continua…». Novantanove anni, almeno ottanta vissuti con una inguaribile passione politica, barese, figlio di un ferroviere antifascista, un piglio anticonformista mai dismesso, per decenni dirigente socialista, più volte ministro, Rino Formica è uno dei rarissimi testimoni di quei giorni di svolta, dei quali mantiene nitida e duratura memoria.