«Gianna Pratesi hai fatto più tu in dieci minuti che tutta l’opposizione in tre anni». Prendo un commento a caso della valanga di post giubilanti che hanno accolto la performance sanremese della vecchina ultracentenaria che ha scambiato il referendum del 2 giugno 1946 come una scelta tra Repubblica e fascismo.
E l’Italia antimeloniana tutta lì a festeggiare via social, inorgoglita, commossa da queste pillole di storia da centro anziani. Dice: ma a sinistra stanno messi così? Sì, e da tempo. Del resto la signora è del tutto innocente: al più le sue affermazioni resteranno nella storia del festival come lo sfogo di Morgan contro Bugo o la gag anti no vax di Fiorello.
Gli applausi scroscianti erano stati del resto ampiamente anticipati dallo stesso Carlo Conti in conferenza stampa, che aveva dato all’apparizione della signora Gianna il valore di una epifania purificatrice (doveva farsi perdonare l’invito al comico Andrea Pucci, brutto, cattivo e fascio): «La signora Gianna Pratesi rappresenta i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri partigiani che hanno liberato l’Italia dall’oppressione nazifascista e che ci hanno permesso, oggi, di goderci un evento musicale come questo». Ecco, ne abbiamo sentite tante sui partigiani ma quest’ultima, e cioè che la Liberazione era stata anche momento essenziale per una musica finalmente democratica questa davvero ci mancava.










