Le elezioni del 2 giugno 1946 sono le prime consultazioni nazionali libere dopo la dittatura fascista che aveva chiamato l’ultima volta gli italiani alle urne nel plebiscito né libero né segreto del 1929.

Il 2 giugno 1946 si vota per nominare l’Assemblea costituente, al contempo i cittadini e le cittadine italiane votano per decidere quale dovrà essere la forma istituzionale dello Stato: monarchia o repubblica.

Per la prima volta, dopo alcune consultazioni amministrative locali, esercitano il loro diritto di voto le donne. Nello stesso anno, le donne partecipano, per la prima volta, alle consultazioni elettorali anche in Francia e in Olanda.

Ci sono, nello stesso evento, aspetti innovativi che rendono questa circostanza un importante momento di svolta nella storia italiana. Sono trascorsi appena 13 mesi dalla conclusione del conflitto e il Paese è ancora piagato dai lutti, dagli odi, dalle macerie, dall’insufficienza di alloggi, dall’infanzia abbandonata, dalla miseria e dalla disoccupazione.

Il cinema neorealista, si pensi a due capolavori di Vittorio De Sica come Sciuscià e Ladri di biciclette, tracciano l’impietoso resoconto di un’umanità sofferente e sola e del labile confine tra legalità e illegalità, un portato inevitabile della guerra in tutti i Paesi che ne sono stati attraversati. In larga parte, la classe politica che si affaccia a questa prima tornata elettorale è conscia dei drammi che vive il Paese, è animata da idealità ed entusiasmo, un aspetto che è trasfuso nei tre grandi partiti di massa: la Democrazia cristiana, il Partito socialista, il Partito comunista.