Ottant’anni fa le donne italiane cambiarono la storia del nostro Paese. Il 2 giugno 1946 non fu soltanto il giorno della nascita della Repubblica italiana: fu il giorno in cui milioni di donne entrarono finalmente, da protagoniste, nella vita democratica della nazione.
Per la prima volta le italiane poterono votare a livello nazionale, dopo decenni di battaglie civili, esclusioni e discriminazioni. Quel diritto arrivava dopo la Resistenza, dopo il sacrificio di tante donne partigiane, lavoratrici, madri e intellettuali che avevano contribuito alla Liberazione del Paese dal nazifascismo. La democrazia italiana nasce dunque soprattutto dalle loro mani, dalla loro coscienza civile, dal loro coraggio.
I numeri raccontano con chiarezza la portata storica di quel momento. Alle urne si recarono oltre 24 milioni di cittadine e cittadini italiani su circa 28 milioni di aventi diritto al voto. Le donne elettrici furono più degli uomini: circa 13 milioni contro poco più di 12 milioni. La partecipazione femminile fu straordinaria e determinante. Le immagini delle file davanti ai seggi delle donne emozionate con la scheda in mano, delle anziane che votavano per la prima volta dopo una vita trascorsa senza diritti politici, rappresentano ancora oggi una delle pagine più alte della nostra Repubblica. Le stesse immagini ricordate nella scena finale del film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” e che sono arrivate nei cuori di tante e tanti di noi, proprio perché avevano radici in una memoria strutturale del nostro immaginario collettivo.














