Tra mostre e convegni, spettacoli e altri eventi, l’ottantesimo anniversario del voto del 2 giugno 1946 passa, quest’anno, tutt’altro che inosservato: perché in questo giorno si commemora la nascita della Repubblica italiana attraverso la libera decisione di un popolo, ma anche – forse soprattutto – il momento in cui le donne sono diventate cittadine.

La grande attenzione con cui oggi guardiamo ai fatti di allora contrasta con il silenzio di ieri. Come scrisse trent’anni fa la storica Anna Rossi-Doria, quello che a tutti gli effetti rappresentò un fatto epocale – il primo voto insieme a quello delle amministrative di marzo 1946 per la metà della popolazione storicamente esclusa dal demos – è da considerare «un evento tanto più grande quanto più considerato, spesso dai contemporanei e sempre dagli storici, come un non evento». È sembrato allora e a lungo un «non evento» perché ritenuto l’esito atteso, per molti aspetti inevitabile, della sconfitta del nazifascismo e della partecipazione delle donne alla guerra di Liberazione.

Il presunto automatismo del riconoscimento dei diritti politici oscura però l’importanza della lunga e non lineare sequenza di lotte femministe per il suffragio che ha segnato i primi ottant’anni dell’Italia unita, e impedisce di cogliere il carattere aperto della storia cominciata nel 1946.