Quanta immane fatica in un gesto ordinario, ravvivare i capelli nel giorno di festa. Quanta paura sui visi smunti, e gioia, e senso inebriante di libertà correre al seggio con l’abito buono scampato alla guerra e stringersi in fila accanto agli altri, alle altre che finalmente discutono con gli uomini senza sentirsi ancelle ma donne. Ottant’anni dopo la parità resta un percorso lungo, ma si deve riconoscenza alle Madri Costituenti per il segno di emancipazione impresso alla Repubblica nei giorni in cui nasceva.
Quel 2 giugno 1946, quando l’ultimo Savoia, sconfitto, prese la strada dell’esilio, milioni di donne grazie al suffragio universale sigillarono la scheda nell’urna. Insieme con gli uomini, ma per la prima volta così numerose, furono determinanti per la costruzione della democrazia dopo il fascismo. Aprendo una strada, di cui non si vede ancora oggi la fine.
Si chiama proprio così, Le donne della Repubblica, il libro che i lettori riceveranno in omaggio con il giornale martedì 2 giugno. È un lavoro collettivo, in rete, che vede insieme le nove edizioni locali di Repubblica: Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo. Dopo l’introduzione della vicedirettrice Stefania Aloia c’è una parte storica generale nell’opera, con i saggi di Patrizia Gabrielli e Umberto Gentiloni e l’intervista di Conchita Sannino alla ex presidente della Corte costituzionale, Silvana Sciarra. Gli aspetti peculiari di ciascuna grande città emergono poi nei singoli volumi delle edizioni locali, con il racconto di docenti, testimoni, esperti. Sulla scia del recente referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in cui hanno prevalso i No con due milioni di voti di scarto. La stessa differenza che, nel 1946, garantì la vittoria della Repubblica sulla monarchia.












