| 28 Maggio 2026 16:05 |

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Roma, 28 mag. (askanews) – Ottanta anni fa, in Italia, milioni di donne entrarono per la prima volta in una cabina elettorale. Era la prima volta che la voce delle donne valeva anche agli occhi dello Stato e le donne italiane risposero in massa, sostenendo lunghe code – a cui erano abituate dagli anni dei razionamenti alimentari della guerra – per recarsi a votare.

“Stringevano in mano le schede come biglietti d’amore” ha scritto la giornalista, scrittrice, femminista Anna Garofalo, ricordando così il clima di quel 2 giugno 1946 e finendo citata in diversi interventi, durante la seduta di oggi dell’aula della Camera. Una ricorrenza, quella del voto alle donne, celebrata con toni molto diversi tra maggioranza e opposizioni, tra le proteste con cartelli sulla parità di genere del Movimento Cinquestelle, l’omaggio di Fratelli d’Italia alla “sua” premier, la sinistra che chiama alla lotta al patriarcato, la Lega che bolla come “orrenda” la schwa, il simbolo del linguaggio inclusivo.

“Sembra di essere tornate alle code per l’acqua, per i generi razionati. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome”: è ancora Anna Garofalo, citata dalla capogruppo Dem Chiara Braga che, a sua volta, avverte: “I diritti non sono mai conquistati per sempre”. Allora, nel giugno del ’46, “le donne uscirono dalle pareti domestiche in cui il fascismo le aveva chiuse tornando protagoniste e partecipi”.