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Monica Guerzoni

Il messaggio del capo dello Stato ai Prefetti in occasione degli 80 anni del referendum con cui gli italiani scelsero di archiviare la monarchia e dare vita alla Repubblica: «Fu una svolta nella vita del Paese»

Non è un 2 Giugno come gli altri, non per Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica si augura che l’intero popolo italiano senta e viva l’importanza di questa data e della «svolta nella storia del Paese» segnata dal referendum di ottant’anni fa. Dopo il ventennio fascista, la tragedia della Seconda guerra mondiale e la lotta di Liberazione, quello storico voto pose le basi «per edificare sulle solide fondamenta della Costituzione un nuovo patto civile, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, spinto da una intensa sete di pace».

Il capo dello Stato ha scritto ai Prefetti, perché si facciano interpreti delle iniziative organizzate per celebrare la Repubblica, nata «da un corale e sincero esercizio di democrazia». Se il presidente per la prima volta ha voluto una festa in piazza in diretta tv (martedì alle 21 su Rai Uno) e non il tradizionale ricevimento nei giardini del Quirinale, è per sottolineare che il vero protagonista è il popolo italiano. Quel popolo che il 2 giugno 1946 «affluì con straordinaria partecipazione e compostezza ai seggi», votò per archiviare la monarchia e battezzò la nascita della Repubblica: «Ne furono protagoniste in particolare le donne, chiamate per la prima volta alle urne nella storia d’Italia». Mattarella chiama in causa ogni singolo cittadino e cittadina, perché «faccia memoria di quei momenti fondativi» e rinnovi «la sua convinta adesione agli ideali repubblicani, proiettati nell’orizzonte europeo».